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sabato 10 luglio 2021

Birra e arte

Il bar de “Le Folie Bergere” di Eduard Manet rappresenta una immagine iconica dei passatempi della borghesia francese durante la Belle Epoque.

Il Folie Bergere era un  noto Café-concerto parigino dove si svolgevano anche spettacoli di varietà, un Music Hall diremmo oggi.

Da qui sono passati veri e propri miti dello spettacolo come la ballerina Isadora Duncan, Zsa Zsa Gabor, Maurice Chevalier.

Il locale si trova in rue Richer vicino a rue Lafayette e prende il nome dalla adiacente rue Bergeres



Il dipinto

Il quadro, oggi conservato alla Courtauld  Gallery di Londra, ritrae una scena al bar del Folie Berger. 

Venne dipinto in studio,  nel 1881 quando Manet era ormai già molto malato, colpito da una atassia, una paralisi, forse di origine sifilitica. Eduard Manet morì il 30 aprile 1883.

Nella scena si vede una giovane ragazza, la cameriera del bar che sappiamo chiamarsi Suzon, di fronte al bancone di marmo. Dietro di lei una enorme specchiera riflette lo spazio dilatato del locale. In questa tranche de vie, frammento di vita, si osservano gli avventori del locale, c’ è chi parla, chi  osserva lo spettacolo con i binocoli, in alto infatti si intravede un trapezio e le gambe della trapezista. 

Sulla destra del quadro un signore molto elegante, con i tratti che ricordano l’autore del quadro, sta consegnando la sua ordinazione alla ragazza che per essere una barista, sfoggia una raffinata eleganza: orecchini perlacei, cameo al collo, bracciale dorato, un frivolo mazzolino di fiori appuntato al corpetto. Lo sguardo tuttavia sembra assente e annoiato, la ragazza è immersa nei suoi pensieri.

La birra

Gli occhi dell’osservatore, dopo essersi posati sul volto di Suzon si spostano sul bancone. Qui Manet inserisce una magnifica composizione di natura morta per descrivere quel che si trovava in quel bar:  bottiglie di champagne con il classico cappuccio dorato, un’alzata con mandarini e aranci, allora come adesso ingredienti di molti cocktail, una bottiglia verde che qualcuno interpreta come menta, ma che più correttamente potrebbe essere assenzio, bevanda allora molto alla moda e sia sulla sinistra che sulla destra due bottiglie con un inconfondibile triangolino rosso stampato sull’etichetta.



Si tratta di birra Bass Pale Ale, tutt’ora in produzione. È una birra inglese dal colore rosso ambrato e dal gusto morbido, molto alcolica. Ale sta infatti per Alta Fermentazione; è un metodo di produzione della birra che prevede l’estrazione degli zuccheri da cereali maltati  a temperatura ambiente. Il malto d’orzo e i luppoli fermentati a temperatura ambiente conferiscono alla birra un aroma morbido e intenso.

A sinistra vicino alla birra Bass compare una bottiglia rossa, che ha una sua omologa anche sull’altro lato della scena per dare equilibrio e simmetria e che potrebbe essere rum. Sull’etichetta della bottiglia di sinistra Manet ha elegantemente posto la sua firma, nascondendola quasi per non turbare la composizione.



Qualcuno ha voluto vedere in questo quadro il “testamento spirituale” di Manet; più che un testamento si potrebbe dire un piacevole ricordo di un vecchio passatempo.



lunedì 5 luglio 2021

Madame Ginoux

Strano ed amletico personaggio quello di Madame Ginoux.

Marie Julienne nasce nel 1848; nel 1866 sposa Julien Ginoux. Nel 1888 la troviamo ad Arles, proprietaria di un bar e affitta-camere, il cafè de La Gare in Place de la Martine, frequentato dagli impressionisti.

E' qui, che all'età di 40 anni, viene ritratta da Van Gogh e da Gauguin durante la loro permanenza ad Arles.


Il ritratto di Van Gogh

Van Gogh dipinge Madame Ginoux in più occasioni, ma il ritratto più noto è quello conosciuto come “L'Arlesienne” dove la donna è ritratta in atteggiamento pensoso davanti ad alcuni libri tra cui è riconoscibile il “Canto di Natale” di C. Dickens.

Van Gogh: L'Arlesienne


In una lettera al fratello Theo racconta la genesi del quadro: “Finalmente ho un'Arlesiana, una figura dipinta velocemente in un'ora, su uno sfondo giallo pallido, il viso grigio, l'abbigliamento dalle tinte scure, un nero intenso e un blu di prussia vero e proprio. È appoggiata ad un tavolo verde ed è seduta su una sedia di legno color arancio” 

Van Gogh sembra le fosse piuttosto affezionato, in quanto condividevano in qualche modo gli stessi problemi di nervi; pare infatti che anche Madame Ginoux soffrisse di nevrosi ed è per questo che Vincent ne mette in risalto nei suoi ritratti l'animo caritatevole.

Gauguin invece la ritrae in un atteggiamento simile, ma davanti agli strumenti del mestiere: un sifone, un bicchiere da cocktail, un piattino con delle zollette di zucchero. Sotto il tavolo da biliardo che le fa da sfondo, si intravede un gatto, a dare maggior intimità all'ambiente.

Gauguin: Madame Ginoux

 Una mia versione: tra Van Gogh e Gauguin


Il rapporto con Van Gogh

Madame Ginoux si prese cura di Vincent fin dal suo arrivo ad Arles; lo accudì quando venne ricoverato in ospedale ad Arles dopo l'automutilazione di un orecchio e infatti la troviamo ritratta in prima fila da Gauguin nel quadro “Donne nel giardino dell'ospedale di Arles”.

Di recente è stato reso pubblico un documento in cui i coniugi Ginoux figurerebbero tra i firmatari di una “petizione” che chiedeva l'arresto di Van Gogh per i suoi accessi di ira e le crisi nevrotiche, quello che oggi potremmo definire una richiesta di “Trattamento Sanitario Obbligatorio”. Non è dato sapere cosa avesse spinto i coniugi Ginoux ad aderire alla petizione, forse le insistenze di altri concittadini, né esistono prove se Van Gogh fosse stato avvertito di questo da Madame Ginoux, fatto sta che fu lui, alla fine, a scegliere di farsi ricoverare in un ospedale psichiatrico.

Van Gogh: ritratto di M.me Ginoux


Gauguin: Donne nel giardino dell'ospedale

Il giallo dei disegni

Madame Ginoux era proprietaria non solo del Cafè di Arles, ma anche della nota “casa gialla” dove Vincent soggiornò con Gauguin e dove avrebbe dovuto nascere, nelle intenzioni di Van Gogh, un circolo di artisti, se Paul Gauguin non avesse scelto la strada per i tropici abbandonando il progetto e Van Gogh.

I coniugi Ginoux non avevano figli, la casa passò ad altri proprietari che, a distanza di oltre 100 anni dalla morte di Madame Ginoux, affermarono di aver rinvenuto all'interno della casa, un libro contabile del Cafè di Arles con 65 disegni di Van Gogh non firmati.

I disegni vennero pubblicati da una casa editrice francese che si era procurata i necessari certificati di autenticità dei disegni.

Tuttavia, il Museo Van Gogh di Amsterdam, massima autorità in materia, si affrettò subito a dichiarare che si trattava di falsi, principalmente a causa dell'utilizzo di un inchiostro bruno che Vincent Van Gogh non ha mai utilizzato. La diatriba non si è mai risolta.

Arte e assenzio

Nessuna bevanda ha assunto più di ogni altra quell’aura di mistico fascino che nel tempo si è guadagnato l'assenzio.

Il distillato di assenzio fu ideato da Pierre Ordinaire, medico francese che a causa dei disordini scaturiti dalla rivoluzione francese riparò in Svizzera, dove si trovò a disposizione molte erbe, tra cui l’Artemisia absynthium, o assenzio.

la pianta


Inizialmente  l'assenzio era utilizzato dalle truppe francesi in Algeria come disinfettante per l'acqua da bere. Al loro rientro in patria i soldati ne diffusero l'uso anche attraverso i café che frequentavamo abitualmente. La moda dilagò rapidamente, contribuendo non poco alla  diffusione della piaga dell'alcolismo, specialmente tra i ceti sociali più bassi.

Rapidamente l'uso dell'assenzio come bevanda varcò i confini della Francia e divenne per tutti la "Fata Verde" a causa del  colore verde smeraldo brillante. 


La bevanda

L'assenzio si serve in un apposito bicchiere con una ampollina alla base, che serve da misura per il distillato;   sul bicchiere si appoggia un cucchiaio con un fessura e sopra una zolletta di zucchero. Si versa dell'acqua ghiacciata sulla zolletta che sciogliendosi, attenua l'amaro e l'elevata  gradazione alcolica (non meno di 70 gradi alcolici) e fa acquisire alla bevanda quel colore giallo opaco lattiginoso detto louche.

"Illustri" consumatori di assenzio furono Baudelaire,  Van Gogh,  Degas, Manet, Picasso.


come servire l'assenzio


Non soltanto l'alcol,  ma anche la presenza di una sostanza tossica contenuta nell'assenzio, il tujone, sembra essere responsabile di convulsioni e crisi epilettiche. In realtà per poter accumulare nell'organismo una concentrazione tossica di tujone, si dovrebbe bere almeno 100 litri di assenzio;  fra l'altro il tujone è presente anche in alcune piante aromatiche di uso comune come il prezzemolo e l'alloro.


A causa della presunta tossicità si scatenò nei confronti dell'assenzio una vera e propria propaganda negativa, fortemente sostenuta dai produttori di vino, che avevano subito le    perdite provocate dalla filossera con la distruzione di molti vigneti e che quindi non potevano tollerare la concorrenza di una bevanda fortemente alcolica e a buon mercato. Nel 1915, allo scoppio della prima guerra mondiale, per assicurare la sobrietà delle truppe, ne venne proibita la produzione e la vendita.


Degas e i bevitori di assenzio


Il quadro ritrae due amici di Degas, prestatisi a fare da modelli: lei è Ellen Andrée, attrice e modella, lui è Marcel Desboutin, pittore ed incisore e si trovano nel Cafè de la Nouvelle Athéne, in place Pigalle, locale molto alla moda, frequentato dagli impressionisti. Esiste la falsa convinzione che gli impressionisti dipingessero all'impronta, in realtà ciò non sempre è vero. Questo dipinto in particolare richiese quasi 2 anni di lavoro, quindi era necessario avere dei modelli professionisti che si rendessero disponibili per  il tempo necessario.

Purtroppo il dipinto attirò una cattiva fama sui due amici de Degas che fu costretto a  rendere una dichiarazione pubblica che non erano alcolisti.


Degas: I bevitori di assenzio


Nonostante la finzione di scena il messaggio arriva forte e chiaro. Lei veste gli abiti un po’ appariscenti di una prostituta, ha una bottiglia vuota di fronte a sé e  l'ultimo bicchiere di assenzio,  riconoscibile dalla tonalità, giallo lattiginoso.

Lo sguardo è perso nel vuoto, istupidito, come intossicato;   lui fuma la pipa e  ha davanti a sé un bicchiere di vino rosso. Ha  i tratti dell'alcolizzato e sembra disinteressarsi di ciò che lo circonda,  immerso nei suoi pensieri e nello stordimento dato dall’ alcol.

Il quadro venne acquistato da un ammiratore degli impressionisti, il capitano Henry Hill;  alla sua morte andò in asta da Christie's dove acquisì per la prima volta il titolo con il quale oggi è conosciuto. Ebbe vari proprietari per poi finire  al conte di Camonde che lo acquistò per donarlo al Louvre; fu, successivamente trasferito al Museè d'Orsay dove ancora si trova.

Un altro dipinto famoso in tema,  è il "bevitore di assenzio", dell'amico di Degas, Edouard Manet.

Il quadro ritrae un alcolizzato appoggiato ad un muro, Collardet, che faceva lo  chiffonier, il raccoglitore di stracci. L'utilizzo di toni marrone-giallastri sembra accentuare il degrado e la depressione data dall'abuso di alcol.

Il dipinto è conservato alla Glyptotek di  Copenaghen e ricevette fin da subito critiche negative, testimonianza del discredito sociale che colpì la bevanda, ancora oggi alquanto demonizzata.


Eduard Manet: l'assenzio

Particolare: bicchiere di assenzio



Basti pensare che in Italia la legge che ne disciplina la vendita è del 1992, mentre negli Stati Uniti, ne è a  tutt’oggi vietata la commercializzazione e l’importazione.

giovedì 1 luglio 2021

Amor sacro e amor profano

Con questo titolo è conosciuta una delle opere più famose di Tiziano, artista cinquecentesco di Pieve di Cadore. 
Non era questo il titolo originario, forse all'origine l'opera nemmeno aveva un titolo, ma é così che per la prima volta, nel 1613, viene documentata nel patrimonio di Scipione Borghese a Villa Borghese dove il quadro ancora si trova. 


 Il dipinto 

L'opera raffigura due giovani donne sedute su una fonte-sarcofago piena d'acqua.
La donna di sinistra é abbigliata come una sposa dell'epoca, una sposa di rango con un ricco abito, guanti, cintura con fibbia dorata in vita e corona di mirto in testa e regge un vaso, a fianco è poggiato un bacile, che a quei tempi veniva regalato alle spose in segno di buon auspicio, dato che era poi utilizzato durante il parto. 
La donna di destra è seminuda, veste un drappo rosso e offre al cielo un incensiere.
In mezzo a loro un amorino si diverte ad agitare le acque della fonte con la sua manina. Le donne sembrano gemelle ed in molti si sono affannati a riconoscervi le Veneri gemelle, ma molto più semplicemente il volto è stato prestato dalla medesima modella. 
Altri hanno voluto leggere nel quadro significati allegorici e politici, riferendosi anche al fatto che Tiziano fu allievo di Giorgione, che amava le allegorie. 
In realtá il quadro è un dono di nozze, commissionato nel 1515 da Nicolò Aureli per il matrimonio con Laura Bagarotto. 
Lo stemma dei Bagarotto è stato individuato sul bacile e quello degli Aureli sulla fonte-sarcofago. 

La storia

Facciamo un passo indietro.
Siamo ai tempi delle guerre tra Venezia e Padova, quando la Serenissima, che aveva perso splendore a causa dello spostamento delle rotte commerciali sull'Atlantico, cercava di espandersi nell'entroterra veneto e romagnolo, ai tempi della Lega di Cambrai e di quelle alleanze e controalleanze che ebbero per registi il papato, l'imperatore francese e non solo. Il padre di Laura, Bertuccio Bagarotto, assume una carica di rilievo nella città di Padova, per amministrarla nell'interesse di Venezia, ma questo viene interpretato come Alto Tradimento e nel 1509 il consiglio de Dieci della Serenissima lo condanna a morte. L'atto viene firmato da Nicolò Aureli e non poteva essere altrimenti visto che era il Segretario del Consiglio dei Dieci. Insieme a Bertuccio vengono condannati altri presunti complici tra cui Francesco Borromeo, primo marito di Laura. Non è dato sapere quanto Nicolò Aureli fosse d'accordo con la condanna, fatto sta che anni dopo viene riconosciuta l'innocenza del Bagarotto, la sua memoria riabilitata, Laura sposa Nicolò Aureli, ancora membro del Consiglio dei Dieci e pochi giorni prima delle nozze le viene restituito il patrimonio in precedenza sequestrato. 

 Il tema nunziale 


Tutta questa vicenda era ben nota a Tiziano ed in qualche modo si legge sullo sfondo. Sul sarcofago-fonte sono riprodotte scene di violenza: a sinistra è stato riconosciuto il ratto di Proserpina ad opera di Poseidone, dio degli Inferi, a destra, Marte, geloso, che percuote Adone, amante della moglie Venere.



Fronte del sarcofago
 

Sullo sfondo si vede a sinistra una cittá fortificata rappresentata sotto le luci dell'alba ed un cavaliere che vi entra al galoppo, più sotto una coppia di conigli, simbolo dell'amore coniugale. 

Lo sfondo sulla sinistra



In mezzo un alto cespuglio sembra offrire una cesura del tempo, per passare ad un'altra scena: una cittá lagunare con un alto campanile che potrebbe essere Venezia colta al tramonto, con una scena di caccia, due cavalieri e uno dei conigli che viene inseguito da un levriero; più a destra delle greggi, ignare, pascolano. 

Lo sfondo sulla destra



Le donne in primo piano sono una allegoria della vita coniugale fatta di doveri, fedeltà, ma anche di sensualitá e della benevolenza della dea dell'Amore, Venere; è questo il messaggio augurale che Tiziano sembra rivolgere a Laura. In mezzo Eros che con la sua manina agita le acque di sentimenti diversi e talvolta contrastanti.

domenica 20 giugno 2021

Il mulino della Galette: un protagonista di molte opere d’arte

 Ci sono monumenti e luoghi famosi che sono stati immortalati in molte opere d’arte ed altri, meno noti che lo sono diventati anche grazie ai dipinti. Tra questi, il mulino della Galette.

Il mulino si trova in cima alla collina di Montmartre, noto quartiere artistico e bohémienne di Parigi, testimonianza di un passato contadino di quello che già sul finire del 1800 era un quartiere cittadino di Parigi e che invece fino alla metà del secolo precedente era pieno di vigneti, frutteti e mulini, appunto.

Il mulino della Galette nasce dalla ristrutturazione di due vecchi mulini; nel 1830 i proprietari lo trasformano in una sala da ballo con una grande terrazza che ospiterà i più famosi poeti e artisti della Francia della bella epoque. Il nome gli deriva dalla “Galette” una sorta di frittella rustica di grano saraceno che veniva offerta come consumazione compresa nel prezzo del biglietto di ingresso, all’epoca pari a 25 centesimi di franco.

Il mulino è stato dipinto da Van Gogh in almeno tre quadri. Anche Maurice Utrillo, che ritraeva vedute da cartolina della città di Parigi, lo dipinse.

Il mulino - Van Gogh 

Il mulino - Van Gogh


Il mulino - Van Gogh

Il mulino - Utrillo


Renoir ne ritrasse la vita spensierata che si svolgeva al suo interno nel celebre dipinto “ballo al mulino della Galette": una scena allegra e spensierata di giovani che parlano e ballano sulla terrazza del mulino.

Ballo al mulino della Galette - Renoir


Anche Henri de Toulouse Lautrec dipinse gli ambienti interni del mulino, attratto più dai volti segnati dal degrado e dall'alcol.

Un angolo del mulino della Galette - T.Lautrec


Il mulino fu ritratto anche da Israels, pittore impressionista olandese e anche Picasso non resistette al fascino della vita nel mulino; nella scena dipinta da Picasso compare sulla sinistra una donna, corteggiata  dall'amico Casagemas,  che dopo esserne stato respinto, di lì a poco, si suicidò.

Scena nel mulino - Israels

Interno del mulino della Galette - Picasso


Oggi il mulino è un apprezzato ristorante, ma se i francesi non lo hanno già fatto, per le storie di cui è stato testimone, varrebbe la pena lo facessero dichiarare "patrimonio dell'umanità".

Il mulino della Galette oggi in Rue Lepic



mercoledì 9 giugno 2021

Quando l'arte diffonde fake: il “pollice verso” di Gerome

 Jean Léon Gérome, pittore ottocentesco è l'autore di un famoso quadro, “Pollice verso” che ha contribuito a fare di certe scene un mito, ma purtroppo senza fondamento storico.

Gerome nacque in Francia a Vesoul nel 1824 e morì a Parigi nel 1904 all'età di ottanta anni. Fu allievo di Delaroche ed ebbe lui stesso molti allievi divenuti famosi artisti; la lista sarebbe lunga ma si possono citare Mary Cassat, William Dodge.

Fu fortemente influenzato dal suo maestro ed infatti fu sempre fedele allo stile realista e neoclassico.

Sposò Marie Goupil, figlia di Adolphe Goupil editore d'arte e proprietario di una galleria per la quale da giovane lavorò anche Van Gogh.

Negli ultimi anni della sua vita si oppose fortemente al nascente movimento Impressionista. Apprezzava il Monet delle cattedrali, ma non quello delle ninfee ed ebbe a dire di lui: Questo Monet vi ricordate le sue cattedrali? Quell'uomo sapeva dipingere! Sì, ho visto cose buone fatte da lui, ma ora!”

E si oppose anche ad una esposizione di Manet all'Ecole di Beaux Arts. Fu sempre un forte difensore dello stile accademico, che ormai affannava davanti all'affacciarsi di avanguardie e nuove interpretazioni artistiche come appunto, quella impressionista.

La sua passione per la storia e per le scene storiche ne decretò il successo.



Lotta fra galli: il primo importante dipinto di successo

scultura: Corinto


Il Pollice verso

L'opera dipinta nel 1872, si trova al Phoenix Art Museum.







Rappresenta dei gladiatori. In primo piano si vede un “mirmillone” un gladiatore armato che combatteva ad arma corta e che ha appena sconfitto un reziario, che combatteva usando la rete.

Sullo sfondo una folla urlante con il pollice rivolto vero la terra chiede che lo sconfitto sia giustiziato; sorprende vedere la fila di donne in bianco, le vestali, chiedere l'uccisione del reziario come tante cheerleaders assetate di sangue. Sulla sinistra un imperatore piuttosto annoiato sembra disinteressarsi di tutto.

Questa scena ha ispirato molto il cinema, dai colossal anni sessanta all'ultimo “Gladiatore” di Ridely Scott, ma il gesto del pollice è un falso storico.

Intanto non è suffragato da alcun documento storico che i gladiatori sconfitti venissero giustiziati, anzi, i combattimenti erano molto apprezzati dagli spettatori romani, si investiva molto sui gladiatori che erano dei veri e propri miti come oggi lo sono gli sportivi più famosi per cui non c'era alcuna intenzione di perderli in maniera definitiva. C'è da dire che i combattimenti erano reali, non con armi di scena, per cui era possibile ferirsi gravemente ed è documentato che qualche sconfitto abbia chiesto di essere finito per non dover sopportare il dolore di ferite mortali, come accadeva anche in battaglia. In ogni caso, gli spettatori non erano mai coinvolti in queste scelte.

In più, nessun romano dell'epoca avrebbe usato quel gesto per sentenziare la fine del perdente; l'errore nasce dalla traduzione latina di “pollex versus” ossia volto in su: il pollice era chiuso nel pugno quando si voleva dire che la spada rimaneva nel fodero (quindi vivere) veniva estratto dal pugno e girato di 90 gradi per simulare una persona dritta che cadeva o ancora la spada sguainata, quando si voleva esprimere la condanna a morte. In ogni caso il pollice non veniva mai rivolto verso terra.

sabato 5 giugno 2021

Utrillo. Pittore per destino

 Maurice Utrillo nasce destinato ad essere pittore nel 1883 a  Montmatre, quartiere di Parigi epicentro dell'arte e del nuovo movimento impressionista. La madre è Susanne Valadon, nata Marie Clementine. Il nome Susanne le fu dato dal pittore Toulose Lautrec. Modella, appunto e pittrice, dà alla luce Maurice a diciannove anni.  Le leggende metropolitane dicono che con il bambino neonato in braccio avesse intrapreso un pellegrinaggio nei vari studi degli artisti parigini alla ricerca di un padre potenziale per il bimbo e che fosse stata rifiutata da Renoir e Degas, con commenti poco edificanti sulla bruttezza del piccolo Maurice. 

Il che, non dovrebbe stupire più di tanto: oggi per noi sono artisti  incommensurabili, ma all’ epoca quasi sconosciuti. Alla fine, per pietà si fece avanti Miquel Utrillo, artista catalano, che riconobbe il piccolo Maurice come suo figlio.



Susanne, pittrice di talento in un mondo tutto al maschile, affidò il bimbo alla nonna materna Madeleine, che fu anche lei fu a suo tempo ragazza madre. Per tacitare i pianti del bimbo la nonna ebbe la stravagante idea di somministrargli vino. Il risultato fu che Maurice a 10 anni era un alcolizzato cronico, soprannominato Litrillo per la sua dipendenza dall'alcol a cui si aggiungevano crisi nervose, disturbi neurologici vari e continui ricoveri in cliniche per malati mentali, finché dopo l'ennesimo ricovero, quando aveva 19 anni, un neurologo suggerì alla madre di interessarlo ad una attività qualsiasi per allontanarlo dall’ alcol. Susanne era pittrice, quindi gli insegnò a dipingere e gli ordinò di portargli un dipinto al giorno.

Maurice comincio quindi a dipingere con accanimento vedute di Parigi, dipinse scorci e immagini che ancora oggi sorprendono per il dettaglio e la plasticità delle forme. Ma l'alcol non lo abbandonò mai, tant'è che quando posava i pennelli tornava a bere, oltre al vino, l'assenzio un liquore stupefacente molto di moda all’ epoca. Sembra che, ostacolato dalla madre nel procurarsi alcolici, sia arrivato persino a bere la trementina con cui diluiva i colori.

A 52 anni sposa Lucie Valore,  5 anni più grande di lui, vedova di un banchiere che diventa subito la sua manager e amministratrice. Maurice muore nel 1955, a 72 anni, molti, se si pensa a come era vissuto.



La pittura di Utrillo

Utrillo ha dipinto vedute e scorci di Parigi, ancora oggi perfettamente identificabili, nonostante molti luoghi siano stati trasformati dalle modifiche urbanistiche. Nei suoi dipinti, sempre nessuna o poche figure umane, in una città ed in un quartiere, Montmarte, che allora come adesso, brulicava di vita. 

I suoi paesaggi si stagliano su un cielo bianco, statico, e malinconico, che otteneva mescolando i colori al gesso bianco e all'albume.

Quando ci sono esseri umani, sono ritratti di spalle, distanti l'uno dall'altro, non hanno volto e sono per lo più donne, con un ricco fondoschiena, particolare che ha sollecitato curiosità nei critici. Qualcuno vi ha voluto leggere un complesso edipico verso la madre, che tuttavia non pare fosse dotata di tale caratteristica anatomica.

Quel che è certo è che Maurice visse da rifiutato fin dai primi giorni di vita. Il suo mondo era triste, solitario come lo fu la sua esistenza.







La pernice di Brugel

 Il quadro è conosciuto con il titolo di “la caduta di Icaro”, opera di Brugel , conservato al Museo Reale di Belle arti in Belgio. Per trov...